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PROFILO COLORE ADOBE RGB SCARICARE


    Contents
  1. Come corretta la perdita di colore e saturazione delle immagini su WordPress
  2. Utilizzo dei profili colore
  3. Impostazioni colore in Photoshop
  4. Link utili

Se la fotocamera digitale in uso è dotata di diversi profili, selezionate il profilo Adobe RGB. In caso contrario, utilizzate il profilo sRGB. Scoprite come utilizzare e personalizzare le impostazioni del colore in In generale, è consigliabile scegliere i profili Adobe RGB o sRGB. È possibile utilizzare e personalizzare i profili colori per monitor, dispositivi in uso è dotata di diversi profili, selezionate il profilo Adobe RGB. Qui si possono scaricare i profili ICC forniti da Adobe: Mac e Win. Utilizzo. Adobe RGB () non è adatto per l'archiviazione di immagini né. L'impostazione RVB corrispondente in Adobe Photoshop è “Apple RGB”. Questo per il verde tra i valori dei profili di spazio colore Adobe RGB e ColorMatch.

Nome: profilo colore adobe rgb re
Formato:Fichier D’archive
Sistemi operativi: Android. iOS. MacOS. Windows XP/7/10.
Licenza:Gratuito (* Per uso personale)
Dimensione del file:12.51 Megabytes

Per la maggior parte dei flussi di lavoro di gestione del colore, è consigliabile utilizzare un predefinito colore già collaudato da Adobe. È consigliabile modificare opzioni specifiche solo se si è esperti di gestione del colore e certi delle modifiche da apportare. Una volta personalizzate le opzioni, potete salvarle come predefiniti. Il salvataggio delle impostazioni colore permette di riutilizzarle e condividerle con altri utenti o applicazioni.

Nota: In Acrobat non è possibile salvare impostazioni colore personalizzate. Se desiderate condividere con Acrobat impostazioni di questo tipo, create il file in InDesign, Illustrator o Photoshop, quindi salvatelo nella cartella predefinita per le impostazioni. Il file risulterà quindi disponibile nella categoria Gestione colore della finestra di dialogo Preferenze. Potete anche aggiungere manualmente impostazioni alla suddetta cartella predefinita.

Per spazio di lavoro si intende uno spazio cromatico intermedio utilizzato per definire e modificare il colore nella applicazioni Adobe. A ogni metodo colore è associato un profilo dello spazio di lavoro.

Sei soddisfatto di questa risposta? Grazie per il tuo commento, ci aiuta a migliorare il sito. In risposta al post di SimoneOnorati su agosto 31, SimoneOnorati Risposta il febbraio 1, In risposta al post di Federicor. Mi auguro sia utile a chi ha scoperto la bellezza cromatica del profilo Adobe RGB :. In risposta al post di SimoneOnorati su febbraio 1, Grazie simone. MicheleLattanzi Risposta il febbraio 1, Aspettate, quelli li sono i profili ICC del monitor e bisogna usare o quelli di default di windows o quello creato con un colorimetro, non fate casino.

Come corretta la perdita di colore e saturazione delle immagini su WordPress

Se non avete un profilo ICC personale fatto con una sonda lasciate il profilo di default. SimoneOnorati Risposta il febbraio 2, In risposta al post di MicheleLattanzi su febbraio 1, In realtà penso non ci sia problema perché nella stessa finestra di impostazioni il programma è per default configurato perché utilizzi di suo il profilo ICC del sistema quello di defalut, sRGB.

Misurando cosa? Facciamo l'esempio della stampante Canon iP e carta PR la Canon ha eseguito una serie di misure sulle stampanti prodotte, e ha pubblicato il profilo ICC che attualmente io utilizzo per la stampa. Ma tutte le iP sono uguali? Ovviamente no, ci sono le tolleranze di produzione. E le cartucce di inchiostro?

Purtroppo non sono tutte uguali neanche loro, variano con i lotti di produzione e anche con l'invecchiamento. Stessa cosa per la carta. Quello che si evince è che il profilo fornito dal costruttore indicato col termine inglese "canned" di solito è un punto di partenza, ma per quanto detto sopra i risultati non sono eclatanti.

Per le stampanti di livello professionale le cose migliorano, ma l'optimum si raggiunge solo costruendo un profilo ad hoc per la nostra stampante. Stessa cosa vale per il monitor: soprattutto per i CRT, una profilazione frequente è indispensabile.

Utilizzo dei profili colore

Quali sono gli effetti di profili non corretti per stampante e monitor? Semplice: quello che vediamo sul monitor non è quello che stampiamo, e non è quello che qualcun'altro vede sul monitor del proprio PC: i colori delle nostre foto diventano arbitrari. Non è una bella cosa per una foto Ad esempio, possiamo confermare che normalmente il profilo ICC per la stampa su carta glossy è più grande del profilo ICC per la stampa su carta matte. Certe volte i files hanno nomi criptici, quindi per capire bene che profilo contengano è necessario caricarli in un'applicazione per la gestione dei profili ICC.

I loro nomi molte volte non sono molto intuitivi Inportante: il profilo ICC contiene la descrizione del gamut dei colori sotto forma di tabelle di numeri, di solito , ma contiene anche le informazioni necessarie al motore del color management per eseguire le conversione nei quattro intenti. Quindi non è questo motore che ragiona su come convertire, ad esempio su come giocare con l'intento percettivo, ma è il profilo stesso che ha già dentro di se tutte le "decisioni" sotto forma di tabelle piene zeppe di numeri, prodotte dai programmi di profilazione.

Quindi, è fondamentale che il profilo ICC sia "ben costruito", cioè che la strumentazione e soprattutto i programmi di creazione dei profili abbiano fatto un buon lavoro.

Supponendo di riferirci al caso di una foto catturata mediante la fotocamera digitale e stampata mediante PC e stampante, vorremmo che le tre periferiche coinvolte fotocamera, monitor del PC, stampante avessero il gamut più esteso possibile, magari illimitato, in modo da ottenere il risultato più Ad esempio, certe tonalità di blu che vediamo sul monitor del PC non si possono stampare sulla getto di inchiostro.

Si tratta di limiti tecnici, anzi, tecnologici, relativi alla chimica degli inchiostri e delle carte l'ennesimo caso in cui la realtà purtroppo si discosta sensibilmente dalla teoria. Secondo problema: le periferiche di cui parliamo fotocamera, monitor, stampante hanno dei gamut molto diversi.

Sempre con i vari programmi di visualizzazione dei gamut, ho aperto un'immagine scattata con la mia Minolta 7D jpg, spazio AdobeRGB e ho confrontato tale immagine con il gamut di una stampa su carta matte MP non scelta a caso, tra tutte le carte le opache sono quelle con gamut più ristretto , ed ecco il risultato:. Una foto in AdobeRGB da stampare sulla carta matte MP un bel problema, la foto ha un gamut più ampio del gamut del profilo della carta!

Lo si vede bene nel grafico tridimensionale. Le tonalità più chiare del magenta petali dei fiori e quelle più scure foglie verdi, sullo sfondo sono colori fuori del gamut della stampa! Questo vuol dire che la mia 7D che ha prodotto l'immagine del fiore ha un gamut più esteso del gamut della stampa con iP con carta MP Ma non finisce qui: cosa succede se il mio amico Gian apre una foto appena pubblicata sul mio sito, e se la vede con un monitor totalmente diverso come caratteristiche?

La vedrà diversa!

Magari mi telefona e mi dice che è poco contrastata lui ha un LCD di ultima generazione, io ho un CRT e magari con una dominante un po' verdognola Terzo problema: le periferiche, anche della stessa marca e stesso modello figuriamoci quelle totalmente diverse possono avere caratteristiche e settaggi totalmente diversi fra loro, quindi con risultati finali molto variabili.

Questo vuol dire che, se non troviamo il modo di metterci tutti in pari, i colori di una foto variano come una banderuola al vento. Estremamente fastidioso, per una foto in cui i colori sono fondamentali, non stiamo parlando dello sfondo del desktop Se trovate un programma che vi permetta di creare i grafici di cui sopra, è bello giocare a confrontare i gamut delle varie periferiche.

Ad esempio, nel grafico qui sotto sono riportati gli spazi colore della mia stampante Canon iP con carta PR pieno e lo del mio monitor Samsung NF in wireframe.

Si vede che il monitor è molto più esteso verso il blu e verde chiaro, mentre la stampante ha un gamut più esteso nelle gamme intermedie dl blu e verde.

Il profilo della Canon IP su carta PR contro il profilo del mio monitor Samsung NF: molto difficile, ci sono colori presenti in uno e non presenti nell'altro.

Dal punto di vista del fotoritocco i più problematici sono i colori di una foto che sono stampabili Questo vuol dire che certi colori che vediamo sul monitor non potranno essere stampati, e che certi colori che possono essere stampati non possono essere visualizzati sul monitor. Se ci pensate bene, è un bel casino Anche se non ce rendiamo conto, utilizziamo il monitor del PC proprio come "visualizzatore" delle foto prima della stampa, e magari ci impegniamo molto nel correggere dominanti, saturare colori, ritoccare O peggio ancora, stiamo ritoccando alla cieca certi colori che il monitor non riesce a visualizzare e che invece esistono nella foto e verranno stampati!

Prendo spunto da un esempio di gestione errata del colore trovato nell'ottimo " Color Management ", dal sito di " Datacolor ". Si tratta di un fotoritocco sbagliato a causa di un monitor starato un termine improprio per dire "non profilato". Scattiamo una foto con la nostra fotocamera digitale. Supponiamo di essere in una condizione favorevole, in cui l'immagine sia già corretta, senza nessuna dominante.

Vabbè, non è un capolavoro Carichiamo la foto nel PC e la visualizziamo. Purtroppo abbiamo un monitor scarsissimo, con una forte dominante verdastra: la foto apparirà "sbagliata", ma l'immagine come file nell'harddisk è in realtà corretta! E' già corretta dal punto di vista dei colori. Monitor starato: vedo l'immagine verdastra. In realtà l'immagine è corretta, solo il mio monitor è una ciofeca! Siccome siamo dei maghi del fotoritocco, subito utilizziamo una curva per eliminare questa fastidiosa e inesistente!

Il problema è che in realtà modifichiamo un'immagine già corretta, quindi la rendiamo In particolare, succede che l'immagine salvata ora ha una dominante magenta. Otteniamo una dominante magenta, dovuta alla compensazione del verde per un'immagine già ok.

Portiamo l'immagine a stampare Chissà perchè Guardiamo foto su monitor che ci fanno vedere i colori che vogliono, ritocchiamo alla bersagliera e stampiamo su stampanti con i colori che riescono a produrre.

Se spedisco una foto ad un amico con un monitor differente, la vede diversa. Se mando a stampare le foto ad un laboratorio, i risultati sono molto diversi da quello che vedo a monitor. Ho ritoccato la foto per avere bei verdi, e la stampa ha una dominante rossastra. E' l'anarchia del colore! La soluzione ai problemi è la gestione del colore color management , in inglese.

O almeno, il tentativo di soluzione L'idea è questa: visto che i "colori" di tutte le periferiche sono "diversi", per prima cosa li "misuriamo" con un'opportuno strumento e con un'opportuna Quando abbiamo misurato per bene tutte le periferiche fotocamera o scanner, monitor, stampante , allora possiamo "collegare" i colori di una ai colori dell'altro, in modo rigido e riproducibile.

In più, possiamo conoscere con precisione quanti "colori" hanno le periferiche, ed intervenire nel momento ci siano delle differenze preoccupanti.

Ogni periferica deve essere "misurata", il che in termini tecnici si indica con profilazione. La "misura" risultante è il profilo ICC , che contiene varie informazioni, in particolare delle tabelle per collegare i colori della periferica ai colori "assoluti" dello spazio CIELAB , i quali sono proprio le nostre unità di misura.

Il gamut del profilo e quindi della periferica è visualizzabile mediante i grafici già visti sopra, molto simpatici e colorati, in versione 2D o 3D. I profili ICC sono delle "misure" un po' complicate, e necessitano di strumenti adeguati, a seconda della periferiche che vogliamo profilare. E purtroppo alcuni sono anche costosetti Prima di profilare ogni periferica bisogna fare una calibrazione , cioè portarla in uno stato noto.

Per una stampante, impostare la carta e il tipo di inchiostro. I profili che noi misuriamo valgono solo in queste condizioni, e se le si cambia, i profili non valgono più: ee cambio il tipo di carta della stampante, devo tornare a misurare e a produrre un nuovo profilo. Tra i programmi che girano nel computer deve essercene uno che gestisce il colore, il motore di gestione del colore CMM , cioè che gioca con i profili in modo da farmi vedere su monitor i colori corretti e che mi istruisce la stampante affinchè riproduca i colori corretti.

Se avete un Mac allora è un programma del sistema operativo, se avete un PC di solito ogni programma di fotoritocco fa storia a se. In ambiente Windows, sua maestà Photoshop si porta dietro ACE Adobe Color Engine , mentre mi pare di aver capito che in ambiente Mac, più serio da questo punto di vista, il motore di gestione del colore è integrato nel sistema operativo.

In realtà noi non vediamo niente di strano, solo dobbiamo sapere che c'è un angioletto che veglia sopra i nostri colori Se tutto funziona come dovrebbe, ogni foto della fotocamera dovrebbe contenere l'indicazione del profilo oppure dello spazio colore a cui fa riferimento. Uno spazio colore è semplicemente un "profilo generico", di utilizzo generale, non legato a nessuna periferica.

Quando carichiamo una foto in Phototoshop, ACE si preoccupa di dare un'occhiata al profilo o allo spazio colore della foto e al profilo del monitor, si fa i suoi bei calcoletti e istruisce la scheda video in modo da visulaizzare i colori corretti.

Se visualizziamo la stessa foto in un altro programma che non ha un motore di gestione del colore es: Internet Explorer , rischiamo di vedere i colori sbagliati in realtà nella gran parte delle situazioni le foto sono convertite nello spazio sRGB, gestito da tutti i programmi in modo abbastanza corretto. In realtà esiste un importante passo intermedio: quando carichiamo una foto in Photoshop, ACE la trasforma per portarla nello spazio di lavoro , che è proprio lo spazio che il programma utilizza per eseguire tutte le sue operazioni di fotoritocco curve, livelli, Come per i profili, anche gli spazi colore hanno un loro gamut, cioè hanno una loro estensione: sRGB è il più piccolino, ProPhotoRGB è il più grandicello.

Se scegliamo un spazio troppo piccolo, rischiamo di "tagliare2 dei colori che sarebbero stampabili o visualizzabili a monitor: sarebbe un peccato!

Quando stampiamo la foto da Photoshop, ACE da un'occhiata al profilo della stampante attenzione: relativo alla combinazione carta-inchiostro corretta!

Ovviamente dobbiamo istruire il driver della stampante ad affidarsi completamente ad ACE, senza metterci del suo come fa di solito. Cosa succede quando ci sono i "conflitti", cioè quando ad esempio vogliamo stampare una foto che ha dei verdi che vedo tranquillamente a video, ma che la stampante non riesce a riprodurre? O quando ho dei blu che il monitor non riesce a visualizzare, ma che in realtà sono presenti nella foto e potrebbero essere stampati? Eh, qui viene il bello.

A questo punto bisogna dire ad ACE, il nostro angioletto, cosa deve fare. Deve provare ad approssimare con il colore più vicino? Deve comprimere il gamut di tutta la foto, in mdo che stia dentro il gamut della periferica monitor, stampante? Queste tattiche sono gli intenti , che vedremo nel prossimo capitolo.

Come avete capito, non è semplice giocare con il color management, ma è l'unica strada percorribile per avere risultati ragionevolmente certi. Le altre strade di solito portano a perdere tempo e soldi. Tutto il carrozzone della gestione del colore sta' in piedi se siamo rigorosi nelle configurazioni e se i profili sono corretti!

Se qualcosa non è preciso, possiamo andare in contro a risultati peggiori di non aver fatto niente! Tutti noi in realtà per qustioni di soldi o per pigrizia ce ne sbattiamo e continuiamo a lavorare in modo scorretto come se nulla fosse. Per nostra fortuna i produttori di monitor, stampanti, fotocamere e PC hanno messo in piedi una serie di accortezze per le quali la baracca sta in piedi, a fatica. Ma appena si comincia a pretendere leggermente di più di poter pubblicare la foto di famiglia su Internet, sono dolori!

Impostazioni colore in Photoshop

I newsgroup sono pieni di messaggi tipo "la mia stampe sono tutte scure", "vedo delle dominanti magenta nelle foto appena stampate dal laboratorio", "vedo le tue foto troppo fredde". E siccome se spendiamo Euro per un obiettivo vuol dire che ci teniamo alle nostre foto, beh, meglio che attuiamo una buona gestione del colore!

Avendo appena visto che i gamut delle diverse periferiche sono in generale diversi, l' intento di rendering rendering intent è la strategia che utilizziamo per "mappare" i colori che esistono nel gamut di origine ma che non esistono nel gamut di destinazione.

Ad esempio, per mappare i colori di un'immagine proveniente da una fotocamera digitale nel gamut di una stampante ink-jet. Di solito vengono messi a disposizione quattro tipi di rendering:. Nelle nostre applicazioni tipiche stampa in casa su ink-jet si utilizza quasi sempre l' intento percettivo , il quale modifica i colori della foto di origine, cercando di lasciare inalterate le relazioni tra i diversi colori della foto stessa.

In pratica, da' una botta qua e una la cercando di fare entrare tutti i colori nel gamut di destinazione, cercando di non rovinare troppo il risultato e soprattutto le "relazioni" tra i vari colori della foto.

L'immagine finale teoricamente sarà sicuramente con un gamut inferiore, ma apparirà "percettivamente" molto simile all'originale. Eventualmente da provare anche l' intento colorimetrico relativo , che ha le seguenti caratteristiche interessanti: cerca di mappare il bianco originale nel bianco del gamut di destinazione nel caso di una stampa, il bianco della carta , e per tutti i colori fuori del gamut di destinazione li sposta verso il colore riproducibile più vicino nel senso della tonalità - hue.

Da provare, qualche volta funziona meglio dell'intento percettivo. Facciamo un esempio: la foto del fiore vista sopra. Nei due grafici qui sotto si vede l'effetto dell'intento percettivo, in questo caso per portare i colori fuori dal gamut della stampa su carta MP riportato in wireframe in entrambi i grafici 3D a dentro il gamut.

La foto prima e dopo la conversione al profilo di stampa con intento percettivo. L'idea è che la foto finale, anche se non ha il gamut esteso iniziale, comunque sia "percettivamente" molto simile all'originale. Quindi, la gestione del colore consiste in due passi fondamentali: prima bisogna riconoscere le situazioni potenzialmente problematiche come quella appena esposta , quindi si interviene, magari a tentativi, ma avendo ben in mente cosa si stà facendo.

Nel caso di cui sopra, la buona riuscita di una stampa ink-jet ripeto, è l'applicazione che più di tutte richiede queste conoscenze dipende anche dalla scelta dell'intento di rendering: c'è poco da fare, quando si arriva a sfruttare la combinazione stampante-carta-inchiostro al limite, bisogna farsi trovare pronti e avere le conoscenze per gestire queste situazioni difficili.

Attenzione, non si sta parlando di stampe clamorosamente sbagliate, ma di particolari più o meno subdoli che possono fare la differenza tra la stampa perfetta e quella mediocre. Oltre agli spazi colore delle varie periferiche esistono degli spazi colore speciali, creati matematicamente al solo scopo di "gestire" le trasformazioni da uno spazio ad un altro e soprattutto da utilizzare come spazio di lavoro all'interno delle applicazioni di fotoritocco.

Infatti, in un'applicazione capace di gestire il colore, quando carichiamo un'immagine, qualsiasi sia lo spazio colore associato, questa viene "importata" nello spazio colore di lavoro. Quindi, la scelta di tale spazio di lavoro sono importanti: se è troppo limitato, perdiamo i colori dell'immagine originale, oppure non sfruttiamo appieno i colori riproducibili dalla periferica di destinazione finale monitor, stampa.

E' lo spazio colore riconosciuto da praticamente tutte le applicazioni generiche, prime fra tutti i web browser Explorer, Firefox e compagnia bella.

Link utili

E' quindi obbligatorio utilizzarlo quando si producono immagini per il web, o quando immaginiamo che tali immagini saranno visualizzate mediante programmi o apparecchiature "non professionali", senza gestione del colore. AdobeRGB : è uno spazio colore molto diffuso nelle applicazioni grafiche, pero è più grande dell'sRGB e racchiude praticamente gli spazi colore di tutte le periferiche con cui lavoriamo.

E' supportato da tutte le applicazioni grafiche serie. Gestisce colori non presenti nell'AdobeRGB e presenti nel gamut di alcune stampanti ink-jet. LAB : questo è uno spazio importante, molto utilizzato come spazio di passaggio nelle conversioni tra spazi di colore.

Quando si passa aLAB non si lavora più in modo RGB in cui ogni colore è individuato dalla mescolanza dei tre colori primari, ognuno espreso con un numero ma in un nuovo mondo, costituito da un asse L di luminosità quindi dal bianco al nero , e da due assi di colore a e b. Per questo, in Phtoshop se volete ritoccare in LAB dovete cambiare modo, non cambiare spazio di lavoro. Molte operazioni eseguite solo sul canale L esempio tipico: lo sharpening sono molto efficaci perché non intervengono sui canali colore.

Per esempio, possiamo valutare se lo spazio colore sRGB è abbastanza grande da essere utilizzato come spazio di lavoro in Photoshop, GIMP o in altri programmi con capacità di gestione del colore se la foto finale andrà stampata su una stampante inkjet. ProPhotoRGB contiene completamente il profilo ICC di stampa: se lo scegliamo come spazio di lavoro, siamo sicuri di non perdere colori per strada! Come abbiamo anticipato, SRGB non gestisce una bella fetta di colori, che invece potrebbero essere stampati sempre che siano presenti nella foto.

Il confronto con grafici tridimensionali nello spazio LAB è molto più informativo ed efficace, poichè possiamo conoscere con esattezza quali colori e a quali luminosità ci siano diferenze tra due profili. Le immagine qui sotto non rendono appieno il concetto, meglio procurarsi un programma che possa girare e rigirare i grafici mediante il mouse. Eccoci arrivati al punto dolente: quale spazio di lavoro scegliere? Ne esistono altri, ma se li state utilizzando siete utenti molto esperti, quindi questo articolo non vi serve ma sapete camminare con le vostre gambe meglio del sottoscritto.

Attenzione: non impostate mai come spazio di lavoro il profilo del monitor o il profilo della stampante: non si fa! Questo vul dire che potete salvare, importare, copiare e incollare immagini senza problemi di veder colori che cambiano.

Le foto stampate presso laboratori esterni su Internet o dal vostro fotografo devono essere in sRGB, pena possibili casini. Tra l'altro il gamut delle stampanti chimiche è più piccolo dell'sRGB, quindi siete tranquilli. Un altro importantissimo vantaggio dell'sRGB molte volte non citato , è che i monitor non professionali hanno tutti un gamut simile se non uguale a sRGB, quindi potete essere quasi sicuri che "quel che vedete è quello che effettivamente è".

In pratica, state ritoccando con una benda davanti agli occhi! Cioè potete ritoccare solo in Photoshop, l'unico che gestisce questa modalità forse GIMP lo farà in futuro. E i vostri file PSD raddoppieranno le dimensioni! A meno di non avere un monitor professionale, sappiate che state correndo il rischio di ritoccare colori che non potete vedere, visto che il gamut del vostro monitor è sicuramente più piccolo di AdobeRGB. E magari ve ne accorgete in stampa, quando certi colori vengono fuori clamorosamente sbagliati.

Se lavorate in Photoshop e non sapete che ne farete della vostra foto, meglio lavorare in AdobeRGB e salvarla in formato PSD, quindi con la massima qualità possibile. In pratica, avete un "negativo" alla qualità massima.

Se vi servirà in sRGB, si fa presto a "declassarlo". E' il massimo! Ancor peggio di AdobeRGB, c'è un elevato riscio di creare colori "invisibili" a monitor ma presenti nell'immagine, che magari possoo venire stampati con risultati imprevedibili.

Mah, queste cose non succedono mai. L'autore Jeremy Daalder analizza i possibili problemi dell'utilizzo del blasonato ProPhotoRGB come spazio di lavoro, con esempi concreti e con una punta di acredine verso i cosidetti "amatori evoluti" che si fanno ammaliare dai vari articoli zeppi di entusiasmo sparsi in Rete.

Condivido appieno: se una scelta deve essere fatta, deve essere consapevole. E' come avere uno strumento di misura con sole dieci tacche: se misura una lunghezza di 10cm ho 1 cm per ogni tacca, se devo misurare un campo di calcio ho 10 metri per ogni tacca! La situazione peggiora se la foto che stiamo ritoccando ha "pochi colori", cioè non ha colori troppo saturi da essere problematici: in questa situazione molto frequente lo spazio sRGB è addirittura la scelta migliore!

Abbiamo risolto tutti i nostri problemi? Purtroppo no: lo spazio ProPhotoRGB è molto "non lineare", e qualche difficoltà sembra permanere soprattutto nelle ombre. Per capire meglio come funzionano i gamut, ho provato a creare un'immagine nello spazio sRGB lo spazio di lavoro più piccolo a disposizione e ho disegnato tre macchie con i tre colori primari.

Ho poi messo tre sample points punti di misurazione , e giustamente Photoshop mi ha riportato i valori appena citati. Profilo ICC Adobe fornisce un profilo versione 2. Visitato 4, volte, negli ultimi 7 giorni 1 visite. Parole chiave adobe , rgb Visitato 4, volte, negli ultimi 7 giorni 1 visite. Usa Adobe RGB.

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